Market Review

Market Review — 3–7 Agosto 2026

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Market Review — 3–7 Agosto 2026

Cinque giorni in cui quasi ogni prezzo si è mosso su meccanica invece che su giudizio: una dichiarazione sposta il greggio mentre la curva resta ferma, un lockup raddoppia un flottante senza toccare la proprietà, una tariffa in percentuale trasforma la scarsità in reddito. Ovunque qualcuno controlli un collo di bottiglia, chi paga ha cominciato a costruirsi la strada nuova.

Ma prima di cominciare, verifichiamo le prospettive pubblicate la scorsa settimana:

Verifica previsioni · 3–7 agosto 2026

Le call della scorsa settimana, messe alla prova

Le previsioni pubblicate il 31 luglio per la settimana 3–7 agosto, confrontate ora con i dati macro della settimana. Sette call discrete, verificate una per una.

2 confermate 4 parziali 1 mancata
Oro: tesi intatta sopra 3.950
Confermata
Livello e struttura tengono entrambi. Alla Borsa dell'Oro di Shanghai il prezzo equivale a 4.068 dollari l'oncia, il premio fisico al dettaglio resta al 40% (1.230 yuan al grammo contro un benchmark di 884) e gli ETF auriferi cinesi raccolgono da 14 giorni consecutivi. Le banche centrali hanno portato gli acquisti dell'anno a 345 tonnellate, con la Polonia a +82 e un record di 632 in riserva.
OFAC: nessuna azione entro il 7/8
Confermata
Conferma per assenza: nessuna azione esecutiva nella settimana, come previsto. La finestra di massima tensione resta quella indicata, il 17–21 agosto, con la scadenza della licenza ora a due settimane.
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WTI sotto 80
Livello sì, lettura no
La call più istruttiva della settimana. Il livello è arrivato con precisione il 3 agosto (WTI sotto 79, −7,5% sull'annuncio di pace), ma la conclusione che ci avevo attaccato sopra era sbagliata: la tregua non ha vinto sulla fisica. Il premio del contratto prompt sui barili a sei mesi è rimasto a 13 dollari, un backwardation del 20%, per tutta la settimana. Il flat price è sceso senza che la curva cambiasse idea.
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USD/JPY sotto 158
Parziale
Nessun ritorno sopra 160, quindi la tenuta regge. Ma il rischio si è spostato di posto: dopo l'intervento coordinato USA-Giappone del 3 agosto, il primo dal 2011, il rendimento a 2 anni giapponese ha toccato i massimi da 30 anni e il cambio ha smesso di seguire il differenziale dei tassi, che si è ristretto di un punto pieno. La pressione è migrata dallo spot al front-end della curva giapponese.
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Trentennale USA
Nessuna soglia toccata
Chiude a 5,195%, esattamente in mezzo alle due soglie: non ha rotto sopra il 5,30% che avrebbe segnato il peggioramento della spirale fiscale, e non è rientrato sotto il 4,95% che avrebbe detto che il 30 luglio era il picco. La rottura al rialzo del 3 agosto c'è stata, col trentennale francese ai massimi dal 2008 in parallelo, ma il rendimento si è fermato appena sotto il massimo intraday di fine luglio. Il range era troppo largo: entrambi i rami restano aperti sulla settimana prossima.
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Corea: deleveraging esaurito?
Veicolo diverso
Il ramo negativo si è verificato, ma su un indice diverso da quello indicato: il KOSDAQ delle small cap sprofonda il 4 agosto, con i margini di Seul ancora a 32 trilioni di won. La liquidazione dell'ecosistema tech asiatico non è finita, come ipotizzato, solo che a mostrarlo è stato il segmento più piccolo e non il KOSPI.
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Retail: capitolazione vera?
Mancata
Smentita nel modo più netto: il retail è rientrato in una settimana, e con la leva. SOXL ha raccolto 6,9 miliardi a luglio, record assoluto, gli ETF a leva valgono 5,5 miliardi su SK Hynix, 5,1 su Micron e 4,8 su Nvidia, e martedì sono passate oltre 4 milioni di call sull'S&P 500 in una sola seduta. La capitolazione del 30 luglio era un'eccezione isolata di una settimana, non un cambio di regime.


3 Agosto — La pace annunciata e il bond che non ci crede

Trump annulla i raid sull'Iran e dichiara che l'accordo è vicino. Il WTI perde il 7,5% sotto i 79 dollari, il Brent cede il 10%, l'S&P 500 apre a più 0,5%, mentre il Bull & Bear di BofA segna uno dei segnali di vendita più forti del secolo. Katayama annuncia che Tokyo e Washington coordinano gli interventi sul cambio per la prima volta dal 2011, con un impegno americano pubblico e senza scadenza a difendere lo Yen.

Il mercato obbligazionario non compra niente. Il trentennale americano rompe al rialzo mentre quello francese tocca i massimi dal 2008, e le banche centrali aggiungono 62 tonnellate d'oro nel trimestre, portando gli acquisti dell'anno a 345: la Polonia guida con più 82 e un record di 632 in riserva. La manutenzione media di una casa americana è intanto passata dai 9.000 dollari del 2019 ai 12.500.

Sullo sfondo la catena del valore AI batte le stime sugli utili del 71% contro il 27% dell'S&P 500, mentre l'AI Act europeo diventa applicabile rinviando al 2027 gli obblighi sui sistemi ad alto rischio.


4 Agosto — La curva contro il titolo

Il contratto prompt del Brent scambia con un premio di 13 dollari sui barili a sei mesi, un backwardation del 20%, mentre Polymarket prezza al 45% la probabilità di nuovi colloqui. Sul prompt si pagano attracchi, noli e assicurazione contro il rischio di guerra, quindi chi avesse creduto davvero alla tregua avrebbe venduto proprio lì. Nella stessa giornata un cargo mercantile viene colpito a venti miglia dall'Oman.

Il conto lo pagano i semiconduttori. Il SOX chiude luglio con oscillazioni intraday sopra il 2% in tutte e ventidue le sedute, un meno 21% che è il peggior mese dall'ottobre 2008, con la volatilità realizzata al 66%. Il rischio di default implicito su Oracle supera i picchi del 2008. Sopra quella volatilità il retail mette la leva: 5,5 miliardi su SK Hynix, 5,1 su Micron, 4,8 su Nvidia, con 6,9 miliardi sul solo SOXL a luglio. Seul conferma dal basso, col KOSDAQ che sprofonda.

Arriva però il dato che smonta la tesi dell'eccesso di costruzione. I prezzi di noleggio delle GPU salgono su tutte le generazioni: A100 più 23% da gennaio, H100 più 25%, B200 più 27%. Con troppa capacità scenderebbero, e per prime le schede vecchie. Quindi la finestra di ammortamento a tre anni usata da Wall Street è troppo corta.

Il rendimento a due anni giapponese tocca il massimo in oltre trent'anni: ogni 25 punti base della BoJ riprezzano 440 trilioni di Yen di riserve, quindi l'intervento sul cambio compra tempo senza toccare la struttura. I log diffusi da Teheran accusano poi ordini short piazzati poco prima degli annunci sui negoziati: materiale di parte, non un fatto accertato.

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